Pier Francesco Listri

” Direi che questa è una mostra assolutamente eccezionale.

Prima cosa: l’arte così oggi è escogitatrice, riporta stasera in trionfo l’altissima qualità della manualità; una manualità non secondaria, una manualità che prima è mentale, poi è nella materia, una materia anche questa speciale, discesa dai boschi alpini, ma che si contrappone perfettamente all’apparente moda della plastica;

Cristina Lumini

“C’è un imperativo nella ricerca di Enrica Barozzi, scultrice con vedute oniriche e spirituali, forse anche poco capita in quanto spirito puro.

Tutto oggi si dipana a livello mediatico, quindi si spazia dalla banalità pura fino all’abbordabile, bevendo quello che ci viene proposto come opera d’arte.

Enrica riesce con grazia giunta a femminilità a donare una nuova vita a materiali che inevitabilmente verrebbero scordati, vede attraverso l’ovvio con una visione molto personale, riesce ad andare oltre.”

Domenico Bilotta

“È per me motivo di orgoglio e di grande emozione pubblicare il catalogo delle opere di Enrica Barozzi dal titolo Metamorfosi.

Questa straordinaria artista, mi onora della sua amicizia e mi ha reso talvolta partecipe, assieme ad altri stupefatti spettatori, del suo estro creativo e percettivo quando noi presenti ha manifestato gioia ed entusiasmo nel cogliere la bellezza, per noi nascosta ma per lei evidente, racchiusa in semplici radici che la natura aveva perso.

Barbara Angiolini

” Morire per rinascere nel segno dell’arte.

Di questo apparente paradosso si nutre l’opera di Enrica Barozzi capace di creare un nuovo e del tutto originale spazio estetico in cui elementi naturali, giunti al termine del loro ciclo vitale, vengono salvati dall’imminente oblio attraverso una semplice seppur eccezionale dal punto di vista artistico, azione di riciclo che accompagna la scultrice oltre l’oggetto facendole intuire, già nella sagoma di legno grezzo,

Federica Murgia

“La scultura della Barozzi e’ un volo che segue le linee del legno, soprattutto di castagno. E’ la vita che continua anche dopo la morte, forse ancora piu’ bella e piu’ intensa. E’ il sogno che prende forma dallo scalpello dell’artista che insegue le venature, dei tronchi, per originare figure d’inusitata espressività e significato. Il suo e’ un mondo di forza e di grazia che si palesa nelle torsioni di corpi che si liberano da dei tronchi, solo apparentemente inservibili, per prendere vita propria in sculture di gran fascino.