” Direi che questa è una mostra assolutamente eccezionale.
Prima cosa: l’arte così oggi è escogitatrice, riporta stasera in trionfo l’altissima qualità della manualità; una manualità non secondaria, una manualità che prima è mentale, poi è nella materia, una materia anche questa speciale, discesa dai boschi alpini, ma che si contrappone perfettamente all’apparente moda della plastica; il legno è ancora l’espressione più viva e più calda della materia.
All’incrocio di queste cose, un’altissima manualità e un materiale particolare, quest’attrice crea con un’invenzione che ha un filo rosso che ritorna fino al Rinascimento quando l’intaglio, la sgorbia, l’opera della mano era fondamentale, ma arricchita da una modernità estrosa e insieme composta da una capacità fantastica che, tuttavia, è sempre nelle linee di un rigore estetico straordinario.
Una delle mostre più belle che ho visto negli ultimi tempi.”
Vernissage Galleria Mentana, Firenze 2009
Pier Francesco Listri
“C’è un imperativo nella ricerca di Enrica Barozzi, scultrice con vedute oniriche e spirituali, forse anche poco capita in quanto spirito puro.
Tutto oggi si dipana a livello mediatico, quindi si spazia dalla banalità pura fino all’abbordabile, bevendo quello che ci viene proposto come opera d’arte.
Enrica riesce con grazia giunta a femminilità a donare una nuova vita a materiali che inevitabilmente verrebbero scordati, vede attraverso l’ovvio con una visione molto personale, riesce ad andare oltre.”
Cristina Lumini
“È per me motivo di orgoglio e di grande emozione pubblicare il catalogo delle opere di Enrica Barozzi dal titolo Metamorfosi.
Questa straordinaria artista, mi onora della sua amicizia e mi ha reso talvolta partecipe, assieme ad altri stupefatti spettatori, del suo estro creativo e percettivo quando noi presenti ha manifestato gioia ed entusiasmo nel cogliere la bellezza, per noi nascosta ma per lei evidente, racchiusa in semplici radici che la natura aveva perso.
Con grande maestria e padronanza tecnica da un elemento non più vitale, abbandonato, morto destinato all’oblio, Enrica sa creare sculture, figure delicate, linee morbide ed espressive che ridanno vigore e vita al
legno grezzo, anzi nel dare ai corpi così creati imponenza e allo stesso tempo quella raffinata agilità che collocano la sua arte tra Rinascimento e Barocco, Enrica può dare una forma eterna e donarci la magnificenza del miracolo della nuova nascita attraverso una attenta ricerca del modellare e di trovare in ogni dimensione una profondità ricca e preziosa, capace di entrare nell’animo dell’osservatore perché non operata attraverso la fredda lavorazione ma tramite una trasformazione spirituale.
Con simpatia vedo in questo suo estro la stessa passione capace di dare vita, come moderna Geppetto, a ciò che altrimenti sarebbe solo, come scrisse Collodi, “un pezzo di legno”.
Dal suo immaginario scaturisce l’idea, l’immagine, la figura, spesso la storia, diventando lirica, fuga, meditazione. Si compie una Metamorfosi.
Sono pochi gli artisti contemporanei in grado di offrire questa magia, questa originalità, questa inventiva unite però al rispetto dell’oggetto, delle sue proporzioni, dei suoi pieni e dei suoi vuoti, rispetto tipico dei Grandi del passato. E in questo senso che Enrica Barozzi ha già raccolto consensi e avuti prestigiosi riconoscimenti.
Auguro che questo catalogo sia stimolo ed incoraggiamento ad Enrica in modo che ci possa donare altre nuove emozioni attraverso le sue opere.”
Domenico Bilotta
” Morire per rinascere nel segno dell’arte.
Di questo apparente paradosso si nutre l’opera di Enrica Barozzi capace di creare un nuovo e del tutto originale spazio estetico in cui elementi naturali, giunti al termine del loro ciclo vitale, vengono salvati dall’imminente oblio attraverso una semplice seppur eccezionale dal punto di vista artistico, azione di riciclo che accompagna la scultrice oltre l’oggetto facendole intuire, già nella sagoma di legno grezzo, lepotenzialità della forma nel suo futuro divenire. Un gesto dai risultati metamorfici sorprendenti che grazie ad un innato senso al bello, rafforzato da importanti qualità tecniche e creative, avvia un irripetibile ciclo di trasformazione per giungere nell’impostazione, nella lavorazione e nell’accuratezza cromatica ad una trasfigurazione dagli inediti significati.
Pezzi unici che fluttuanti nello spazio, in un infinito alternarsi di pieni e vuoti e di sapienti intagli, custodiscono ancora oggi i segreti delle botteghe del Quattrocento. E accogliendo nell’impianto iconografico di spigliato gusto Barocco, morfologie derivate dalle immaginarie grottesche Cinquecentesche, rendono l’impatto di insieme, per raffinatezza e per capacità inventive, straordinariamente perfetto almeno quanto il gusto del particolare che, nella sua continua rivelazione, coinvolge e alimenta un permanente senso di stupore.”
Barbara Angiolini
“La scultura della Barozzi e’ un volo che segue le linee del legno, soprattutto di castagno. E’ la vita che continua anche dopo la morte, forse ancora piu’ bella e piu’ intensa. E’ il sogno che prende forma dallo scalpello dell’artista che insegue le venature, dei tronchi, per originare figure d’inusitata espressività e significato. Il suo e’ un mondo di forza e di grazia che si palesa nelle torsioni di corpi che si liberano da dei tronchi, solo apparentemente inservibili, per prendere vita propria in sculture di gran fascino.
Quest’artista ricerca la vita. Nella sua opera c’e’ la natura che si manifesta con i suoi tempi e con le sue le sue ferite. Ci sono le cicatrici di filature, di nodi e d’asperità di un legno: vita che continua dopo la morte. L’artista, nel suo incedere con lo scalpello, rispetta la storia dei rami e dei tronchi: ricordo di vita ed embrioni di sculture. Scalfire, togliere trucioli o schegge, levigare sono operazioni che hanno un senso per lei nel rispetto delle tracce caratterizzanti la storia del ceppo. Nodi, scavi lasciati dall’intemperie, tracce d’attacchi di parassiti e di funghi sono vuoti, pieni o protuberanze che, per Enrica Barozzi, diventano ombre chiare o scure del tempo passato. Sono tozzi, d’albero morto, esaltati da colei che ne ha ricercato, altresi’, lo spirito: scultura diventata racconto.
La sua passione creativa e’ nelle volute e nelle linee delle sue opere, che creano degli armoniosi movimenti, sono un rimando all’arte della terra che l’ha adottata e di cui lei ha assimilato lo spirito e la cultura e al suo amore per il restauro.”
Federica Murgia